Scritto da wildwanderer
Violenza senza fine
1724 parole
- “Allora dove sono i soldi?”
- “Non lo so, te lo giuro!”
rispose Alessandra mentra implorava il suo ragazzo con lo sguardo perchè facesse qualcosa. Non poteva tradirlo così, quei soldi servivano anche a lei. Certo, lei non sapeva che era stato già interrogato, e a niente erano servite le minacce di prendersela con Alessandra e di essere costretto a guardare. Così ora il suo ragazzo si trovava legato ad una sedia.
- “Come preferisci…procedete ragazzi” disse Emanuele ghignando.
Uno dei due scagnozzi imbavagliò il suo ragazzo. Nel frattempo Emanuele si era seduto per godersi lo spettacolo:
- “Dai Max, voglio vedere come urla questa troia”
- “Sì capo, non vedevo l’ora”
rispose Max gelido afferrando Alessandra con violenza. Contro quell’armadio di 1,90m era tutto inutile per il suo metro e cinquantacinque scarso. Mentre si dimenava provando a proteggere le sue grazie, più per istinto di sopravvivenza che altro, si trovò a saggiare quello che l’attendeva quando il suo culo andò a premere sul pube dell’aguzzino.
Il pacco enorme che sentì premere contrò di lei la terrorizzò; iniziò a lottare con tutte le sue forze per non essere dilaniata da quella bestia.
- “Adesso basta giocare però”
Max alzò Alessandra di peso, portandola a terra. Una volta sopra di lei, le strappò maglia e reggiseno di forza, liberando le sue forme prosperose.
- “Però, che tettona di ragazza che ti sei trovato. Mi sono sempre chiesto come erano, finalmente le vedo”
commentò Emanuele sghignazzando con l’altro scagnozzo, mentre il ragazzo di Alessandra mugugnava imbavagliato. Max continuò a spogliare la ragazza, strappandole anche i jeans.
La mise a pecora per l’ultimo pezzo, con il culo rivolto verso il suo ragazzo ed Emanuele, e le strappò anche le mutandine, rivelando a tutti una fichetta dalla carnagione chiara come la pelle della proprietaria, coperta da leggere una peluria castana.
Si sentiva vulnerabile, era un oggetto e il peggio doveva ancora venire. Max si spogliò velocemente e la schiaccio contrò il pavimento gelido del capannone. Si insinuò tra le gambe di lei a forza, strofinando il suo cazzo enorme sulla sua fica.
- “Sei pronta?”
le chiese Max freddo, iniziando a spingerglielo dentro lentamente ma costantemente.
Ad Alessandra mancò il respiro. Centimetro dopo centimetro stava venendo allargata come non lo era mai stata da uno sconosciuto. Quando provò a guadagnare qualche centimetro schiacciandosi sul pavimento, il freddo le provocò un movimento involontario che spinse il cazzo di Max dentro di lei di qualche altro centimetro.
- “Ah!”
- “Vedi che ti piace!”
- “Non è vero”
Ma quel cazzo caldo dentro di lei, per quanto costretta, era sempre meglio del pavimento freddissimo. Si rilassò e lo lasciò entrare, concentrandosi sul sopravvivere, solo per avere un po’ di caldo si disse.
Dopo pochi minuti, si era visibilmente bagnata e doveva faticare per nascondere il suo piacere. Se fosse anche venuta, chissà cosa le avrebbero fatto poi.
- “Allora dove sono i soldi?”
- “Non…lo…so”
- “Max, fammi un favore, passa alle maniere forti”
Max esegui subito il comando di Emanuele. Strinse i fianchi di Alessandra e iniziò a pomparla senza pietà, sfilandoglielo quasi fino alla punta e poi rimettendolo dentro di forza.
Le grida di Alessandra riempivano il capannone mentre il suo ragazzo si agitava sulla sedia, ma non durò molto. Ogni spinta, per quanto dolorosa, la stava portando all’orgasmo, che arrivò dopo un paio di minuti. Mentre lei si dimeneva in preda al piacere, Max continuò imperterrito. Il fatto che lei fosse venuta era del tutto irrilevante e dopo qualche altro minuto venne ancora.
Non ce la faceva più, e le spinte si facevano solo più forti e spietate, e il cazzo di Max ancora più duro. Alla fine venne anche Max, riempendola di sborra calda e copiosa; Alessandra era disgustata ma non potè fermare l’orgasmo che scattò dentro di lei quando si sentì riempire.
Mentre si stava ancora riprendendo, Emanuele chiese di nuovo:
- “Dove sono i soldi?”
Non aveva la forza per rispondere qualcosa di sensato, ma ai suoi aguzzini non importava.
- “Ho capito. Vediamo quanti centimetri di cazzo in culo servono per farvi parlare…”
Con le poche forze che le rimanevano, provò ad apporsi inutilmente a Max. Si trovò di nuovo schiacciata contro il pavimento, questa volta prona e con la bestia che le aveva slabbrato la fica che puntava al suo buco del culo. Max la penetrò lentamente e lei sentì il suo ano allargarsi come una voragine:
- “No ti prego no è troppo grande”
Le urla di Alessandra riempirono di nuovo il capannone, questa volta però urlava solo di dolore. Poteva solo sperare che finisse il prima possibile e pensare che per fortuna la stava inculando lentamente, altrimenti sarebbe svenuta. Cosa le avrebbero fatto da svenuta non voleva nemmeno immaginarlo e si concentrò sul rimanere cosciente.
Max si fermò e si aggiustò. Poi diede con un colpo secco e deciso, fece entrare nel culo di Alessandra la restante metà del suo cazzo. Alessandra non riuscì nemmeno ad urlare perchè quel cazzo le arrivava al diaframma e ogni piccolo movimento la sconquassava.
- “Però che brava, non sei ancora svenuta!” disse Emanuele sghignazzando
Venne subito riportata alla realtà da una sensazione di vuoto, ma poi Max lo ributtò tutto dentro di nuovo. Una spinta alla volta, si trovò sempre più vicina all’orgasmo, finchè non riusci più a controllarsi. Era troppo, l’orgasmo era intenso e Max continuava ad entrare e uscire dal suo culo e si afflosciò a terra svenuta.
Alessandra si svegliò con un gran mal di testa. Aprì gli occhi cercando di capire cosa era successo. Il profumo di lenzuola pulite e una vista familiare le fecero capire di essere a casa, nel suo letto. Era mattina, il suo ragazzo si era già alzato per prepararle la colazione. Doveva essere stato tutto un sogno, pensò mentre sprofondava la testa nel cuscino.
La porta della camera si aprì, “ecco che mi porta la colazione” si disse mentre sorrideva beata. Lo sentì salire sul letto e mettersi su di lei, “oh sì fammi le coccole della mattina” continuò a pensare.
Le mani di qualcuno la preserò per i fianchi con forza. Il suo assalitore era molto più forte di lei e la bloccò senza difficolta.
- “No! Non di nuovo!”
Disse agitandosi e piangend mentre veniva invasa di nuovo nell’ano. Quando fu tutto dentro l’uomo le sussurò all’orecchio:
- “Shh! Ci siamo divertiti tanto ieri dopo che sei svenuta, così oggi facciamo il bis”
- “Basta, vi dico dove sono i soldi!”
- “Il tuo ragazzo ha già parlato, quindi adesso, possiamo divertirci quanto ci pare. Non sei contenta?”
Alessandra gelò. Erano rovinati. Non avevano più un centesimo, o per lo meno il suo ragazzo non aveva più un centesimo. Glielo aveva detto lei che questa storia sarebbe finita male.
- “Il tuo ragazzo è di la, così puoi fargli sentire come godi senza vergognarti di essere vista”
Disse ghignando l’uomo, mentre iniziò a stantuffare una Alessandra ormai rassegnata.
Dopo un po’ la porta si aprì di nuovo, “qualcuno è venuto a salvarmi?” pensò Alessandra sorpresa. Quello che vide però fu tutt’altro. Era Emanuele. Avrebbe voluto dirgli che era un grandissimo stronzo, se non fosse stata impegnata a farsi rompere il culo da uno dei suoi scagnozzi.
- “Che principessina!”, disse lui accarezzandole il volto, “Avevi bisogno di trenta centimentri di cazzo in culo per perdere la tua aria da fighetta snob, eh? Non ti preoccupare, adesso ci divertiamo tutti insieme”
Alessandra degluitì preoccupata, mentre guardava con disprezzo Emanuele. Questa volta non aveva bisogno di vederglielo per sapere cosa l’aspettava: le sue amiche glielo avevano già raccontato.
Il suo aguzzino uscì da lei e si sentì tremendamente vuota. Alessandra lo guardò dispiaciuta, ma Emanuele le prese la testa e la portò verso di lui.
- “Succhiamelo un po’ così mi viene duro”
Rassegnata non potè far altro che eseguire, per quanto poteva perchè le dimensione notevoli di Emanuele le impedivano di prenderlo tutto in bocca. E lei che non voleva credere alle sue amiche, adesso si trovava a soffocare sul suo cazzo.
Poi Emanuele la fece mettere sopra di lui, con l’altro uomo dietro Alessandra. Stretta tra i due, la immobilizzarono mentre provava a lottare per liberarsi. Due di quei cazzi insieme erano troppo, le avrebbero fatto perdere la testa.
La penetrarono insieme, uno davanti e l’altro dietro. Era completamente piena e qualunque movimento le causava tanto piacere quanto dolore. I due iniziarono a muoversi dentro di lei alternati, così mentre uno entrava l’altro usciva. Il momento peggiore era quando i punti più larghi di entrambi si incontravano, uscendo o entrando. Non servì molto: al terzo giro Alessandra venne e i due continuarono impassibili, tanto da farle avere un altro orgasmo mentre si stava riprendendo dal primo.
Alessandra aprì gli occhi. Era sera, e si sentiva qualcosa di liquido colarle da tutti i buchi. Dovevano esserle venuti dentro chissà quante volte. Almeno non era sveglia quando Emanuele le è venuto dentro, si disse per confortarsi.
- “Ti sei svegliata finalmente.”
Disse Emanuele. Adesso c’era anche il suo ragazzo legato ad una sedia, in un angolo della camera da letto.
- “Voglio che lui veda”
Le disse mentre la accarezzava con sguardo famelico. Si sentiva terribilmente sporca ma che ci poteva fare? Non aveva scelta se non accontentarlo.
Emanuele le mise la lingua in bocca, e lei lo lasciò fare, rincuorata dal non essere solo uno sborratoio. Poi lui si mise su di lei e strofinando la sua asta contro la sua vagina entrò senza troppi convenevoli, del resto Alessandra non aveva più nessuna volontà per resistere. Adesso che era stata già allargata e che erano solo loro due poteva apprezzarlo meglio. Riusciva a rimanere con abbastanza aria nei polmoni per esprimere il suo piacere, e sentire i suoi stessi gemiti la faceva eccitare ancora di più. Nella stanza c’erano solo tre rumori: i suoi, il suo ragazzo che protestava imbavagliato, e il suono del cazzo di Emanuele che entrava dentro di lei completamente bagnata.
Ogni tanto Alessandra veniva, mentre Emanuele si stava prendendo il suo tempo. Quando fu pronto, la piegò in due, iniziando a spingere sempre più forte. Alessandra, con l’ultimo barlume di ragione che le era rimasto, aprì la bocca per dire di no, ma tutto quello che riuscì a gridare mentre veniva riempita fu:
- “Sì vienimi dentro!”