La testuggine

1487 parole

- “Non vi dirò mai dove sono i miei fratelli!”

- “Come vuole signorina, ma se non parla farò venire la Testuggine.”

Zahra deglutì. Ne aveva sentito parlare, le altre detenute le avevano detto di evitare la Testuggine a tutti i costi. Ma non poteva tradire i fratelli per degli stronzi americani.

- “Lo ha voluto lei”

Disse l’agente della CIA uscendo dalla stanza e lasciandola lì legata alla sedia. Dopo pochi minuti, la porta si aprì e ne entrò un uomo bianco di mezza età, pelato e piuttosto mingherlino. Zahra faticò per non ridere in faccia alla “Testuggine”, praticamente era più grossa lei.

L’uomo chiuse la porta a chiave e le si avvicino, sussurandole nell’orecchio:

- “Lo sai chi sono io?”

Zahra rimase in silenzio, l’uomo si mise dietro di lei e iniziò a smanacciarle i seni:

- “Sono proprio curioso di vedere come urlerai troietta araba”

- “Non tradirò mai la mia famiglia per voi porci americani.”

Quando aveva deciso di unirsi ai fratelli, sapeva benissimo cosa rischiava e che se fosse stata catturata sarebbe stata violentata. Purtroppo non c’era tempo per organizzare un matrimonio, e per non farle perdere l’onore ed evitare che venisse sverginata dagli americani, se ne erano occupati i 5 fratelli.

Zahra avrebbe preferito una cosa più romantica, ma la situazione era quella che era e fin dei conti se doveva scegliere, preferiva farsi sverginare dai fratelli. Per non litigare, divisero il compito in maniera equa: un buco vergine per uno ai tre più grandi, due buchi da ripassare ai due più piccoli.

Aveva sempre aiutato la mamma e la sorella nelle faccende domestiche, e così oltre a lavare, cucinare e cucire, poteva aiutarle anche a spompinare i fratelli quando litigavano, divenendo la preferita tra le tre donne dai cinque fratelli. Era molto orgogliosa di ricevere complimenti per i suoi pompini rilassanti e non essendo granchè in cucina, divenne la sua mansione principale, lasciando più tempo alla madre e la sorella per cucinare. Le sue doti orali tornavano utili anche per passare il tempo e smorzare la tensione prima di un’imboscata.

Era sicura che sarebbe stata violentata, anche perchè era la prima cosa che i fratelli facevano alle americane che catturavano. Zahra aveva assistito diverse volte, studiando attentamente i comportamenti bizzarri delle troie americane. Giovani, vecchie, nere, bianche o asiatiche, alla fine godevano tutte come vacche da fattoria, ma aveva notato che a seconda dello stato di provenienza, perdevano la testa in maniera diversa.

Le bianche del Texas erano le più cagne, non facevano nessuna resistenza e anzi quando i fratelli tiravano fuori i cazzi scuri perdevano tutto l’onore e si facevano montare senza nessuna dignità. Le nere degli stati del sud resistevano un po’ di più ma una volta che avevano un paio di cazzi dentro erano andate. Durante la monta, nonostante fossero donne molto diverse facevano gli stessi commenti su quanto facesso schifo la supremazia bianca e come preferissero prendere cazzi arabi e farsi ingravidare dai musulmani.

Poi c’erano le californiane, che a Zahra davano sempre l’impressione di non essere alla prima monta di gruppo. Dopo un po’ diventano partecipative anche loro, godendosi le attenzioni dei cinque fratelli come se fosse una scopata come le altre.

Quelle della East Coast, erano le più morigerate, tranne le New Yorkesi, che reagivano quasi come le californiane ma un po’ più scocciate, come se uno stupro di gruppo fosse un’altra cosa da fare durante il giorno. Le altre donne della East Coast invece facevano più resistenza. Preferivano essere violentate da uno alla volta, in particolare dai suoi fratelli più giovani. Così con loro iniziavano prima i più grandi, e mentre le cagne americane facevano finta di resistere e piangere, si bagnavano. Al quarto fratello non facevano più resistenza, ed erano così fradicie che si sentiva la il rumore delle loro fiche bagnate ad ogni stantuffata. Al quinto smettevano di fare finta, gemendo senza vergogna e chiudendo le gambe dietro lo stupratore per farlo venire dentro.

Per quanto sapesse che la sua reazione allo stupro sarebbe stata imprevedibile, e che dipendeva da vari fattori culturali più che da lei, Zahra si impose di non perdere l’onore come le troie americane. Avrebbe gestito la cosa e ne sarebbe uscita a testa alta.

Finito di impastarle le tette, l’uomo tornò davanti a lei e si abbassò le mutande. Zahra deglutì di nuovo e sentì subito caldo in mezzo alle gambe. Non aveva mai visto un cazzo così grande, e i fratelli di certo non erano piccoli. Era un cazzo gigante, liscio e duro, con una cappella molto larga. Adesso capiva perchè lo chiamavano “Testuggine”.

Le si avvicinò fino a metterle il cazzo davanti alla faccia, a portata della sua bocca. Zahra si aspettava che la Testuggine le prendesse la testa, ma non lo fece. Rimase fermo, lasciando che l’odore del suo membro inebriasse la prigioniera. Ed era anche peggio perchè Zahra si trovò a desiderare di avere quel cazzone in bocca, a dubitare di quello che stava succedendo.

Perchè non inizia questo porco? pensò Zahra mentre l’attesa la lacerava. Non ce la faceva più, se era un gioco perverso in cui doveva lei stessa dare il via al suo stupro, aveva vinto lui. Zahra aprì la bocca, facendoci entrare quel che poteva di quella cappella e iniziando a succhiarla.

- “Succhia troietta araba, succhia”

Fu a quel punto che le prese la testa, forzando la sua cappella nella bocca della ragazza. Zahra notò con disappunto quanto si era bagnata, stava reagendo come non avrebbe voluto e non solo non poteva farci niente, ma sarebbe solo andata peggio.

Si dedicò alla testuggine che aveva in bocca, lavorando di lingua e cercando di prenderne quanto più possibile. Con sua soddisfazione, riuscì ad arrivare appena oltre la cappella. Magari se lo faceva venire si sarebbe calmato.

L’uomo invece sfilò il cazzo dalla sua bocca, la fece alzare dalla sedia mettendola a pecora con le mani ancora legate. La prese per i fianchi e Zahra si preparò mentalmente ad essere montata come una vacca americana. Ma alla Testuggine non interessava la sua fichetta bagnata, e lo spinse direttamente nel suo culo

- “No dietro no, così mi ammazzi!”

Era come essere sventrate e ne era entrato meno della metà.

- “Allora parli o vuoi il resto?”

- “Mai!”

La Testuggine diede un’altra spinta, facendolo entrare fino a metà. Poi un’altra, con Zahra che urlava e si dimenava come poteva:

- “Ancora una. Che facciamo?”

- “Ti prego, fammi quello che vuoi ma questo no, non posso tradire la mia famiglia”

Detto fatto, l’uomo spinse dentro anche l’ultima parte, e iniziò a stantuffare Zahra, usandola come un calzino. Non le rimaneva che sperare che finisse il prima possible, possibilmente prima di farla venire per non fare la figura della troia americana. Ma non fu così, infatti venne prima Zahra e solo dopo la Testuggine le riempì il culo di sperma. Distrutta, venne riportata alla sua cella.

Nei giorni successivi non riuscì a togliersi dalla testa quello che le era successo. Non riusciva a dormire, e non faceva altro che desiderare che la Testuggine la prendesse di nuovo per ingravidarla. Non se lo spiegava nemmeno lei, ma era così e non poteva farci niente.

Dopo tre giorni, l’uomo e una guardia si presentarono fuori dalla cella:

- “Parli?”

- “Vi dirò tutto, ma solo se mi dai il tuo cazzo. E mi vieni dentro.”

Disse Zahra a testa bassa, vergognandosi della cagna che era diventata. Stava vendendo la sua famiglia per il cazzo di uno sconosciuto e non le importava.

Venne portata di nuovo nella stanza degli interrogatori, questa volta con le mani libere poteva stringerlielo in mano e succhiarlo liberamente. Poi l’uomo la mise prona e la penetrò. Ad ogni spinta Zahra mugulova e gemeva, spesso aggiungendo frasi come “sono lo sborratoio dei bianchi” e “voglio essere la tua puttana”. Dopo un lungo amplesso, la Testuggine venne dentro di lei, riempendola in profondità di un gran quantità di sperma.

Nei mesi successivi, Zahra scoprì di essere rimasta incinta e la CIA le diede una nuova identità da cittadina americana. Senza onore, senza famiglia e incinta di un bianco americano fuori dal matrimonio, se fosse tornata a casa l’avrebbero lapidata.

Durante un colloquio, un agente le spiegò cosa fare una volta in America:

- “Ma come faccio a trovare un lavoro e un posto dove stare?” - “Ah è molto semplice Zahra. Dovrai usare i tuoi talenti.”

Si alzò dalla sedia e tirò fuori il cazzo. Zahra esitò, non poteva essere davvero diventata una puttana degli americani. Poi lo prese in bocca, spompinandolo a dovere e ingoiando tutto il suo sperma. L’altro agente nella stanza la prese e la mise a pecora sulla scrivania. Zahra aprì le gambe da sola, implorandolo di venirle dentro che tanto era la loro puttana araba.

Presto sarebbe stata in America, avrebbe potuto avere tutti i cazzi bianchi che voleva, ed era l’unica cosa che contava.