La lattaia

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In quel piccolo paesino poco fuori dalla città, tutti conoscevano Alice come la “lattaia” perchè aveva fatto da balia a molti, sostituendo le madri in carriera che erano venute ad abitare nel paesino e crescendoli come suoi figli.

O almeno, le signore la conoscevano come lattaia per questo. Gli uomini invece sapevano qual era il vero significato di quel nome. Quando le arroganti signore, che pensavano di essere meglio di lei perchè lavoravano in città, la trattavano male, se lo segnava.

Una volta raggiunta la maggiore età si vendicava, passando da munta a mungitrice.

Giovani e desiderosi delle attenzioni che le loro mamme non gli avevano mai dato, erano ben contenti di ricevere ancora attenzioni dalla lattaia. Alice lo sapeva ed era lei a incoraggiare le loro fantasie:

- “Vieni dentro la mamma!”

- “Mamma ti vengo dentro!”

Non era come venire dentro la loro vera mamma, ma Alice era la cosa che si avvicinava di più. A Silvia, un’insopportabile e morigerata imprenditrice di successo, aveva sverginato tutti e tre i figli.

Anche Alice aveva dei figli, due, e non era una donna ipocrita. Aveva dato loro le stesse attenzioni degli altri, così anche per il loro 18esimo, gli aveva fatto lo stesso regalo. Scoparsi i figli ormai grandi al sabato era il suo passatempo preferiti, soprattutto se le venivano dentro perchè a quel punto godeva subito anche lei. Con i figli delle altre riusciva a resistere, ma con i suoi proprio no.

Come potete aver capito, Alice era una bongustaia e di certo non rimaneva ad aspettare il sabato per mungere qualche bel giovane. E poi tra i ragazzi la voce girava e a lei che era una donna generosa dispiaceva dire di no, perciò spesso si occupava di anche di quelli non aveva allattato ma avevano comunque bisgno di attenzioni materne.

Le poche occasioni in cui era stata colta sul fatto era riuscita a trovare il modo di sistemare.

Una volta Federica, una delle mamme, tornò a casa presto dal lavoro. Quando aprì la porta della camera del figlio trovò Alice in ginocchio a succhiargli il cazzo.

- “Ma che cazzo state facendo?!”

- “Ne vuoi un po’?”

Federica deglutì a fatica rimanendo a bocca aperta. Le era sembrato di sentire la balia del figlio chiederle se voleva il suo cazzo, non poteva essere vero. Alice non poteva permettere che andasse in giro a dire che vacca che era, e sapeva esattamente cosa dire:

- “Se rimani lì, non riuscirai più a togliertelo dalla testa”

Per quanto fosse assurdo, Federica si rese conto che Alice aveva ragione. Doveva toglierselo dalla testa o sarebbe stato peggio. Si avvicinò titubante. Alice battè velocemente la mano due volte sul pavimento alla sua sinistra, e Federica seguì l’invito. Era in ginocchio insieme ad Alice davanti al cazzo di Giovanni.

- “Dai prendilo in mano”

Alice guidò Federica con gentilezza, senza fretta, facendole mettere tutte e due le mani sul cazzo duro del figlio, coprendolo tutto e lasciando fuori la parte finale della cappella.

- “Come è duro…”

Disse Federica mentre lo stringeva e ne saggiava la consistenza.

Alice lo lasciò fare per un po’, poi la invitò a fare il prossimo passo:

- “Lo vuoi assaggiare?”

- “Non so se dovrei…”

Alice si era avvicinata, e le aveva messo la mano dietro la testa, spingendola lentamente il cazzo del figlio, finchè non rimasero che pochi centimentri a separarli. Guardò Giovanni e poi Alice, che le per facilitare l’imbocco le aveva tolto la mano dalla parte superiore dell’asta. Poi prese coraggio e aprì la bocca, accogliendo la cappella del figlio, richiudendo le labbra appena sotto.

Prima succhiò per bene quella capella, gustandosi il sapore del figlio. Se ne infilò un altro po’ in bocca, scendendo lentamente lungo l’asta. Non poteva credere quanto fosse buono, doveva assolutamente toglierselo dalla testa. Con la bocca era arrivata fino alla sua mano, adesso aveva il cazzo del figlio in gola.

I movimenti lenti e incerti divennero un vero pompino, con Alice che le dava il ritmo con la mano. Giovanni non aveva mai avuto il cazzo così duro, era imbarazzatissimo. Per fortuna Alice aveva pensato anche a quello, accarezzandogli la gamba e facendogli cenno con la testa. Preso dagli spasmi del piacere, ansimava e grugniva sempre più rumorosamente.

Alice gli fece un altro cenno con la testa, poi spinse la madre fino in fondo con fermezza. Giovanni riempì la bocca della madre di abbondante e calda sborra, cogliendola di sorpresa. Alice le diede il colpo di grazia:

- “Ingoia altrimenti ti sporchi tutta”

E Federica, che non voleva sporcarsi la camicetta buona, mandò giu tutto.

- “Allora io vado a casa, che avete tanto di cui parlare”

Disse Alice lasciando i due soli e sbigottiti. Quella notte Federica non riuscì a dormire. Quella stronza faceva la troia con il figlio, dovevano saperlo tutti perchè sicuramente lo faceva anche con altri…no, non poteva parlare se lo avesse fatto Alice avrebbe detto in giro che aveva fatto un pompino al figlio.

Alice sarebbe diventata la troia del paese, ma sarebbe stata una di tante. Una mamma che succhia il cazzo al figlio invece…sarebbe finita sui giornali e se ne sarebbe parlato per anni.

Il giorno dopo decise di staccare presto di nuovo, e di nuovo aprì la porta del camera di Giovanni, convinta di trovare di nuovo Alice a succhiarglielo. Quando aprì la porta c’era solo il figlio con il cazzo in mano.

- “Mamma!”

- “Scusa tesoro, credevo fossi con Alice”

- “No oggi non c’è”

- “Senti ti dispiace se la mamma ti dà una mano?”

- “Ehm no..”

Federica non poteva crederci ma lo aveva detto. Si avvicinò al figlio, come aveva fatto ieri, questa volta sarebbe stato tutto per lei. Se Giovanni aveva bisogno di sfogarsi, preferiva lo facesse con lei che con quella sgualdrina.

Ne saggiò di nuovo la consistenza, e poi le prese in bocca, proprio come il giorno prima. Dopo pochi minuti Giovanni le venne in bocca di nuovo, e lei ingoiò di nuovo.

- “Va meglio adesso Gio?”

- “Si mamma, molto meglio!”

Alice sapeva benissimo che per un po’ non avrebbe visto Giovanni. A fare i pompini era brava, ma la mamma è sempre la mamma!

E sebbene Alice preferisse la carne fresca, per le madri particolarmente fastidiose faceva un’eccezione e si occupava anche del loro marito a tempo debito. Non di rado infatti la conversazione tra le donne del paese verteva sulla stranezza che i mariti di alcune di loro avessero fatto tardi al parto dei loro figli.

Le donne lo giustificavano come dovuto all’aria di paese, ma Federica e le altre che avevano sorpreso Alice sapevano benissimo che a trattenerli non c’era nessuna sfortuna atavica, era solo la Lattaia.