Scritto da wildwanderer
L'ultimo esame di Michela, parte 1
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A Michela era rimasto un solo esame per laurearsi, uno dei più difficili e di lì a poco avrebbe provato a dare anche quello per la terza volta. Questa volta si era preparata in maniera egregia, coprendo tutto il materiale dell’esame senza tralasciare niente.
Per l’occasione, aveva indossato un bel vestito a fiori con un’ampia scollatura che metteva in risalto le sue forme prosperose. Forse non era il più adatto per l’occasione. Aveva comprato il vestito qualche mese fa, per usarlo alla prima occasione primaverile e l’occasione era proprio quella dell’esame.
Nessuno avrebbe potuto pensare male. In tre anni a differenza di molte colleghe, non era mai scesa a compromessi, anche con i professori più severi aveva superato l’esame con le sue forze. Certo, qualche volta si era fatta aiutare da qualche vestito ma se gli uomini perdono la testa per una scollatura che ci poteva fare?
Venne chiamata dall’aula e prese posto con un sorriso sgargiante, sedendosi davanti al professor Rivelli e il suo assistente. Rivelli era un professore di gran serietà, ma quando si trovò la ragazza davanti, i suoi occhi puntarono automaticamente la scollatura della studentessa. Un po’ imbarazzato, cercò di far finta di niente.
- “Buongiorno Michela, è preparata questa volta?” - “Sì, ho rivisto tutto. Questa volta non la deluderò professore”
Michela riuscì a rispondere alle prime due domande. Poi Rivelli fece una domanda specifica. Scena muta. Segui un’altra domanda di approfondimento, e Michela incredula dovette ammettere:
- “Non lo so…” - “Hmm molto male signorina”
Rivelli squadrò la studentessa e poi fece la sua domanda. Michela si riaccese e rispose prontamente.
- “Bene, ancora un’altra domanda allora”
Michela rispose anche a quella.
- “Allora vediamo, le dò un 23. Accetta?” - “Ma professore…così mi distrugge la media. Lo sa anche lei che per la magistrale mi serve un voto alto”
Rivelli si mise a riflettere, con il suo sguardò che faceva avanti e indietro tra i suoi appunti e la scollatura della ragazza.
- “Adesso che ci penso meglio, direi che in effetti si merita un 28. Accetta?” - “Accetto!” - “Bene, però venga da Arbogoni per parlare della sua tesi.” - “Ok alle 17:00 da Arbogoni…”
La cosa le sembrava strana, chissà che volevano lui e il suo relatore di tesi. Comunque era contenta, era il voto che le serviva e a differenza di molte senza perdere la dignità con qualche professore come quel viscido di De Fecchi.
Così alle 17:00 precise bussò alla porta dell’ufficio di Arbogoni.
- “Avanti, avanti” rispose Arbogoni - “Buonasera…”
Disse lei sorpresa entrando nell’ufficio. Oltre ad Arbogoni, c’erano anche Rivelli, che in fondo si aspettava, e un professore che nessuna studentessa avrebbe voluto incontrare dopo il tramonto: De Fecchi.
Il “clak” della chiave che girava le fece capire che Arbogoni aveva chiuso la porta. Poi prese posizione a destra, così la ragazza aveva alla sua sinistra, su una poltroncina De Fecchi, davanti a sè Rivelli appogiato alla scrivania e alla sua destra Arbogoni.
- “Ehm scusate a cosa devo questa convocazione?” - “Si inginocchi signorina” rispose freddo Rivelli - “C-come?” - “Ha capito benissimo. Non pensava mica di laurearsi senza aprire le gambe dopo tre anni che passa esami con le sue scollature da escort?”
Michela sentì il mondo cascarle addosso. Non poteva essere vero, era uno scherzo, un errore. Incredula si girò verso Arbogoni, che conosceva meglio dei tre:
- “Professore dica qualc”
Arbogoni le mise una mano sulla spalla, interrompendola:
- “Vai giù, che per la magistrale ti serve un voto alto.”
E Michela andò giù, ma non perchè avesse accettato lo scambio. Le sue gambe cedetterò, schiacciate dal peso della situazione in cui aveva fatto di tutto per non finire. Rivelli iniziò a sbottonarsi la patta e avvicinarsi verso di lei:
- “Visto, non era difficile”
Non fu lui però il primo ad approfittare di Michela. Una mano ruvida le girò la testa verso sinistra, mentre un tanfo di vecchio e stantio la colpì in pieno. De Fecchi che le aveva messo la faccia davanti al cazzo e Michela fece l’errore più stupido del mondo. Aprì la bocca per dire di no, e De Fecchi subitò intanò l’uccello. Michela aveva il voltastomaco per quanto faceva schifo, Rivelli nel frattempo le aveva infilato un mano nella scollatura:
- “Ma che bel seno sodo che ha signorina. Non è da tutte le studentesse del suo peso!”
De Fecchi, che adesso stava scopando la bocca della ragazza, rincarò la dose:
- “Eh sì proprio un gran vacca, ve l’avevo detto che ci saremmo divertiti, sì sì”
All’improvviso, De Fecchi le infilò il cazzo fino in fondo, schizzando il suo sperma nella bocca di una Michela ancora più disgustata.
- “Ma che pompinara provetta!”
Commentò Rivelli mentre Michela era piegata sul pavimento a vomitare in lacrime.
- “Ehehe vero? È tutta vostra, che si è fatto tardi e mia moglie mi aspetta”
Risponse De Fecchi. Appena Michela finì di vomitare, Rivelli ne guidò la testa verso il suo cazzo enorme. Impaurita dalle dimensioni di Rivelli, Michela prese quel cazzo con una mano per evitare che Rivelli glielo potesse spingere tutto dentro.
- “Tolga la mano signorina”
Ma Michela continuò a succhiarlo sperando di finire il prima possibile. A quel punto intervenne Arbogoni che le bloccò i polsi dietro la schiena:
- “Dai fai quello che dice, tanto ormai ti sei laureata. Fai un ultimo sforzo.”
Rivelli spinse il suo cazzo fino in fondo, Michela non poteva far altro che sperare che lo avrebbe tolto prima che soffocasse. Senti quel cazzone arrivarle alla gola e il riflesso faringeo scattare, ma era bloccata dai due professori. Continuò ad avanzarle dentro mentre soffocava finchè non arrivò alla base dell’asta con le labbra. Poi Rivelli lo sfilò, dandò alla ragazza la possibilità di respirare:
- “Lo sa signorina, sono anni che una studentessa non me lo prendeva in bocca tutto quanto? Forse dovrebbe riconsiderare le sue prospettive di carriera.”
Arbogoni, che nel frattempo aveva approfittato anche lui della scollatura della studentessa, la fece alzare.
- “Abbiamo finito professore?” - “Quasi Michela, quasi”
Le fece cenno di avvicinarsi alla scrivania, poi la mise a novanta. Michela singhiozzava, incredula che un professore così gentile e che le stimava tanto la stesse per violare. Le alzò il vestito e le abbasso le mutande, mentre Rivelli la teneva ferma:
- “La prego professore!”
Arbogoni le allargò le gambe e le passò una mano sulla fica:
- “Ma se sei tutta bagnata…” - “È sempre così, Riccà. Fanno tanto le sante poi si bagnano come puttane!”
Commento Rivelli. Arbogoni strofinò il cazzo contro la fica di Michela, e poi lo spinse dentro:
- “Come sei stretta Michela!”
Mentre Arbogoni la pompava, Rivelli le mise di nuovo il cazzo davanti alla faccia, costringendola ad aprire la bocca e soffocare sul suo cazzone, liberandola ogni tanto per farla respirare.
Dopo una decina di minuti Arbogoni aumentò il ritmo e anche se Michela non era la più navigata della facoltà, sapeva benissimo cosa stava per succedere:
- “No dentro no, non prendo la pillola!” - “Hmrpf! Uhmpr! Orghw! Ahw…”
Fu la risposta di Arbogoni che veniva dentro di lei. Poi toccò a Rivelli, che le infilò tutto il cazzo dentro senza pietà, venendole direttamente in gola mentre lei soffocava.
- “I miei complimenti signorina. Adesso si può rivestire.”
E così fece, umiliata, usata e ricattata, si rivestì e uscì dall’ufficio di Arbogoni in lacrime. L’unica cosa a darle forza era la consapevolezza che questa brutta storia fosse finita.