Cosa non si farebbe per un lavoro

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Simona, dopo che il marito l’aveva lasciata, aveva perso anche il lavoro e nonostante ce la mettesse tutta, non riusciva a trovarne un altro dopo mesi. I soldi stavano finendo e con due figlie da mantenere, doveva trovare una soluzione il prima possibile.

La sua fortuna cambiò proprio quando le erano rimasti pochi soldi, quelli per fare la spesa un’altra settimana. Tramite conoscenti era riuscita ad ottenere un colloquio come receptionist per un hotel del posto che aveva cambiato gestione, dal vecchio proprietario era passato ad un giovane imprenditore locale.

Sapeva bene che a 38 anni e con due bambine non era la candidata più appetibile, ma faceva conto sul fatto che il nuovo proprietario, un trentacinquenne, fosse conosciuto per aiutare le persone in difficoltà.

Simona si preparò in modo impeccabile, indossando un tailleur e gonna con una camicetta e truccandosi in maniera elegante. Prima di uscire si guardò allo specchio per un controllo finale, non poteva rischiare di perdere l’opportunità: si sbottonò la camicetta, in modo da rivelare appena il reggiseno nero che si era messa.

Arrivata all’hotel, venne accolta proprio dal titolare, Damiano, che andò subito con lo sguardo verso la scollatura della donna, per poi distogliere lo sguardo per non fare la figura del maiale. Simona invece aveva notato benissimo che le aveva guardato le tette, e si compiacque del fatto che nonostante dopo due gravidanze gli uomini la guardassero ancora. Damiano la portò verso un ascensore:

- “Oggi la sala conferenze è occupata, perciò faremo il colloquio in una suite. Possiamo darci del tu?”

- “Certo siamo praticamente coetanei!”

Arrivati in una piccola suite, la invitò a sedersi sul divano e tirò fuori dalla valigetta una copia del curriculum di Simona. Il colloquio però non andò come sperava:

- “Il tuo CV non è male, ma sinceramente noi cercavamo una persona con più esperienza nel settore o che conoscesse più lingue”

- “Ma Damiano a me serve un lavoro, ho finito i soldi per dare da mangiare alle mie figlie!”

- “Eh capisco, ma il lavoro serve a tutti e io devo assumere le persone più qualificate”

Simona si trovò davanti ad un muro, come le era successo ad ogni colloquio per mesi. Così si fece forza, rivolse lo sguardo verso il basso, e decise di insistere:

- “Cosa devo fare per essere assunta?”

Nella camera scese un silenzio tombale, dopodichè Damiano si alzò e le porse la mano per invitarla ad alzarsi. Simona la prese, e quando si alzò, Damiano le mise l’altra mano sul fianco. Erano molto vicini:

- “Beh qualcosa che puoi fare ci sarebbe”

Disse Damiano avvicinando una Simona molto tesa a sè. Portò anche l’altra mano sul fianco di Simona, risalendo fino ad appena sotto il suo reggiseno. Poi con un dito le accarezzò il petto, scendendo verso la scollatura e infilandolo nella fascetta tra le due coppe.

- “Hai capito cosa devi fare vero?”

Simona fece cenno di sì con la testa, non poteva credere che per trovare un lavoro sarebbe dovuta andare al letto con il titolare, ma in quel momento non aveva scelta.

Damiano le prese il mento e le infilò la lingua in bocca, mentre con l’altra mano le stringeva il culo. Poi passò al suo seno, impastando per bene la quarta di Simona. Sentiva il cazzo duro di Damiano premere contro di lei, e anche se le dimensioni di quell’arnese la preoccupavano, sentì i suoi succhi iniziare a scorrere.

Se c’era una cosa che faceva venire il cazzo duro a Damiano era approfittare di ragazze in difficoltà, cosa che faceva regolarmente. Simona glielo faceva venire ancora più duro, perchè non era la solita troietta che doveva lavorare per comprarsi vestiti firmati. Era una vera donna, che sapeva fare l’amore e cercava lavoro per dare da mangiare alle figlie.

Si immaginava come la fica slabbrata di Simona sarebbe scivolata sul suo cazzo, al contrario delle ventenni che vista la sua asta lo pregavano di fare piano e non spingerlo tutto dentro.

A quel punto portò Simona sul letto, mettendosi sopra di lei:

- “Aspetta…prima voglio essere assunta”

- “Stai tranquilla, sono un uomo di parola. Ti farò preparare subito il contratto e in pochi giorni potrai iniziare”

- “E io come faccio la spesa?”

- “Ti dò io un bonus…assunzione. Però dovrai impegnarti e diventare brava, altrimenti si capisce che sei stata assunta perchè hai aperto le gambe”

- “Va bene…”

Nel frattempo, Damiano aveva premuto il cazzo contro Simona, facendoglielo sentire meglio e togliendo ogni dubbio che avesse sulle sue dimensioni: era davvero grosso e l’avrebbe allargata anche dopo due figlie. Adesso era zuppa anche perchè, tra una cosa e l’altra erano quasi due anni che non andava a letto con un uomo.

Damiano aveva preso a succhiare avidamente le sue tette, facendole uscire da sopra il reggiseno. Le tolse la camicetta e il reggiseno, liberando i seni maturi di Simona gustandoseli appieno.

Poi si abbasso la zip dei pantaloni e tirò fuori il cazzo, mettendolo davanti a Simona. Lo prese in mano timidamente, si fece coraggio e aprì la bocca. Damiano glielo spinse subito in gola, e Simona ingolosita accettò la sfida e provò a prenderne quanto più poteva. Ma era troppo grosso, bastava che Damiano spingesse un po’ di più per farle salire i conati di vomito.

Come se non bastasse, le aveva anche messo una mano nelle mutandine, seguita da un dito, poi un altro, e poi anche il terzo, compiacendosi della larghezza della nuova troietta aziendale.

Simona lo sentì pulsare nella sua bocca e provò a spingerlo via, ma Damiano glielo spinse in gola con forza e Simona si ritrovò con la bocca piena di sborra e con i conati che la facevano tossire. Non potendo andare da nessuna parte, lo sperma salì anche nella sua cavità nasale, uscendo dal naso.

- “Stronzo”

Disse Simona dopo che Damiano le sfilò in cazzo di bocca, mentre tossiva, ingoiava e sputava quel che poteva.

- “Non pensavi mica che sarebbe stato facile? E poi sei tutta bagnata…”

Rispose Damiano, mostrando le dita intrise dei suoi umori. Avvicinò la mano alla bocca di Simona che lo guardò perplessa:

- “Assaggia troietta”

Simona decise di assecondarlo, anche se le faceva schifo lecco i suoi umori dalla mano di Damiano.

- “Bene, adessso tocca a me leccare!”

Le sfilò calze e gonna, ma quando arrivò alle mutandine le strappò:

- “Le troie non portano mutande, e tu adesso sei la mia troia”

Era proprio uno stronzo, ma Simona non disse niente. La lingua di Damiano la elettrizzò subito, e tutto quello che potè pensare mentre la portava all’orgasmo era che gli faceva fare lo stronzo solo perchè leccava bene. I mesi di astinenza si facevano sentire, e Simona venne velocemente e intensamente mentre la sua testa si riempiva di pensieri sconci: se mi fa godere così gli dò anche il culo, spero che mi sfondi per bene con quel cazzo grosso, sono la sua troia e così via.

Dopo una piccola pausa, era arrivato il momento clou, quello in cui sarebbe diventata davvero la sua troia. Damiano sfregava il suo cazzone sulle fica di Simona, annunciando la prossima penetrazione:

- “Hai un preservativo?”

Chiese Simona mentre si contorceva dal desiderio

- “Non ce l’ho, ma tanto a te piace farti riempire di sborra vero?”

Rispose Damiano infilando la punta dentro di lei.

- “No aspetta…”

- “Aspetto?”

Ne infilò un altro po’ dentro senza incontrare alcuna resistenza, mentre Simona presa dal piacere non riuscì a dire niente. Poi spinse il resto, con la fica di Simona, già allargata dai parti, che si apriva per accoglierlo come un soffice guanto. Quando fu tutto dentro, Simona chiuse le gambe dietro di lui, facendosi pompare in profondità mentre il secondo orgasmo si avvicinava.

Aveva trovato un lavoro e i soldi per fare la spesa, e a questo punto non le importava se le veniva dentro. Sì, era una troia ma era diventata troia per far mangiare le sue bimbe, non perchè era una zoccola.

Damiano non potè durare molto in quella fica calda e accogliente, e dopo poco si svuotò di nuovo dentro Simona che venne stringendosi a lui.

- “E i soldi?”

- “Rivestiti che te li dò”

Damiano prese il portafogli, tirando fuori quattro banconote da 50. Si avvicinò a Simona, aprendole la scollatura con un dito e infilando i soldi nel reggiseno.

- “Ecco troia”